lunedì 2 dicembre 2019

FEUERBACH

FEUERBACH 

Ludwig Feuerbach, tra i principali esponenti della sinistra hegeliana, nasce il 28 luglio del 1804 a Baviera in una famiglia borghese di tradizione protestante. Compiuto il proprio percorso formativo prima al ginnasio e poi alla facoltà di Teologia di Heidelberg, ma Ludwig segue anche i corsi berlinesi di Hegel, per cui inizialmente nutre una vera e propria venerazione.
Gli interessi di Feuerbach in questo periodo si orientano dagli studi religiosi, cui è stato avviato dall’ambiente familiare, a quelli filosofici: già nel 1830, Feuerbach pubblica i Pensieri sulla morte e l’immortalità, dove sostiene il rifiuto di qualsiasi tipo di trascendenza religiosa e la mortalità dell’anima
Gli studi di questi anni preparano il primo grande saggio del filosofo, Per la critica della filosofia hegeliana (1837), dove Feuerbach critica il principio di assolutezza su cui si fonda il pensiero hegeliano; la dialettica di Hegel disconoscerebbe, nel suo disegno idealistico, la sensibilità umana, che è invece il vero punto di partenza dell’attività del pensiero.
L'opera L’essenza del Cristianesimo del 1841 pone Feuerbach alla guida del movimento dei giovani hegeliani: la polemica contro il tentativo hegeliano di sintetizzare religione e filosofia apre la strada alla dimostrazione del carattere illusorio della fede, che proietta su Dio un “discorso” che in realtà è sull’uomo stesso. 
La teologia va quindi insieme o con l’antropologia, anche se Feuerbach non nega una “verità” alla religione, e cioè quella di una prima, seppur incompleta, forma di autocoscienza del soggetto. L’ateismo è quindi la presa di coscienza della secolarizzazione in corso nella società contemporanea
La critica di Feuerbach rivendica la necessità per la ricerca filosofica di prendere le mosse dal particolare, dal concreto e dal sensibile dell’intuizione: anche la spiritualità umana dovrà essere trattata secondo questa prospettiva umanistica e naturalistica.
 Nel 1845, L’essenza della religione ribadisce il carattere alienato della religione tradizionale, collegandolo al “sentimento di dipendenza” dell’uomo verso la natura: la spinta all’emancipazione deve essere quindi perseguita recuperando un rapporto armonico con il mondo attorno a noi, secondo una prospettiva materialistica che, negli ultimi lavori, avvicinano Feuerbach al nascente Positivismo. Prima di morire, l’ultimo grande studio sulla religione è la Teogonia secondo le fonti dell'antichità classica, ebraica e cristiana, dove Feuerbach vede una contrapposizione tra i bisogni dell’uomo, dovuti alla sua natura limitata, e i desideri che lo animano e lo fanno tendere verso l’infinito. Obiettivo critico è ancora la religione cristiana: l’amore del credente, mascherato come tensione verso il prossimo, è in realtà una pulsione egoistica per guadagnarsi la beatitudine eterna, collocata nell’aldilà.

MARX

KARL MARX
Karl Marx inizia a percorrere la strada dell'umanesimo ateistico prendendo le basi dalla critica di Feuerbach a Hegel. 
Feuerbach aveva capito che la filosofia di Hegel non era che una "teologia laicizzata" ed era convinto che per compiere una rivoluzione del pensiero, in direzione dell'ateismo, fosse sufficiente affermare un materialismo naturalistico.
Questa posizione si trova anche in vari esponenti della Sinistra hegeliana. Marx la condivide, ma non la considera sufficiente per scardinare l'hegelismo.
La critica più forte che muove contro Hegel è quella rivolta alla Filosofia del diritto.
Qui Marx fa capire che, mentre per Hegel la prima richiesta era lo Stato e la società civile soltanto un suo prodotto derivato, in una realtà democratica deve esserci uno Stato al servizio della società civile. Il soggetto in grado di operare un ribaltamento di questa prospettiva era il proletariato.

Per indicare la natura dell'opposizione tra capitale e lavoro salariato, Marx usa il termine di "alienazione"; egli usa il termine come un'esperienza sociale frustrante.
L'uomo può recuperare la propria essenza umana soltanto abolendo la proprietà privata dei mezzi produttivi e facendo del lavoro non solo un mezzo di sussistenza, ma anche il primo bisogno vitale; e nella società in cui il libero sviluppo di ciascuno sarà condizione del libero sviluppo di tutti.
Una tale impostazione del problema porta Marx a elaborare un materialismo storico-dialettico, in cui gli aspetti storici sono quelli economici, mentre quelli dialettici appartengono alla filosofia hegeliana. La storia può essere esaminata in maniera "scientifica", i cui principali aspetti da analizzare sono quelli socioeconomici.
In relazione alla necessità di compiere una lotta di classe, Marx arriverà a capire che l'esistenza delle classi non solo è legata a determinate fasi storiche di sviluppo della produzione,  ma anche che in epoca borghese queste classi, in rapporto ai mezzi produttivi, si riducono sostanzialmente a due e che la soppressione delle loro differenze non è possibile senza una transitoria "dittatura del proletariato", in quanto la classe dominante non si lascia espropriare spontaneamente. 


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